I Social in azienda crescono, ma dove sono i risultati?

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I Social in azienda crescono ma dove sono i risultati

È uscito il consueto rapporto Hootsuite Barometer, una guida che approfondisce il mondo dei Social Network applicati alle aziende. Si tratta di una cartina tornasole molto interessante, secondo me: offre una chiave di lettura ad ampio respiro che in qualche modo funziona come “bussola” per chi lavora nel marketing di un’azienda e vuole capire “dove va il mondo” della comunicazione.

Il campione è ampiamente rappresentativo: 9.000 partecipanti tra manager e direttori, tutti appartenenti ad aziende di varie dimensioni (1 – 100 dipendenti; 101 – 1000; +1000), da tutto il mondo: USA, Europa, Asia, Oceania e Sud America.

Ecco qualche punto chiave dell’analisi…

La crescita dei Social in Azienda c’è, invece i risultati…

Partiamo innanzitutto (come sempre) dai numeri:

  • Numero degli utenti attivi sui Social, al mondo: 3,2 miliardi. Crescita anno su anno del 13%.
  • Secondo l’80% dei CEO intervistati, i Social Network sono fondamentali per rimanere competitivi (ed esprimere i propri valori); sempre una percentuale pari all’80% dei manager intervistati ritiene che i Social siano ancora più importanti rispetto all’anno precedente, nelle dinamiche aziendali.
  • I budget di marketing sono in costante crescita, da 3 anni a questa parte, secondo uno studio di Gartner: nonostante ciò, le aziende tendono a gestire internamente i propri canali Social. Il ricorso a professionisti ed agenzie esterne viene fatto per competenze specifiche, ma sempre con la tendenza a portare in azienda – prima o poi – tali competenze, con obiettivi di ottimizzazione dei budget.
  • La percentuale di aziende che internalizzano la gestione dei Social Network sarebbe addirittura sopra il 70% (76% in Europa).

I canali più utilizzati?

Facebook – 95%

Twitter – 84%

Instagram – 74%

LinkedIn – 62%

YouTube – 61% (è veramente considerabile un Social Network?)

numero profili social per azienda
Un grafico tratto dall’Hootsuite Barometer

Circa il 50% delle organizzazioni intervistate gestisce un numero compreso tra 4 e 10 profili Social. Ma le aziende più grosse arrivano a dover gestire anche oltre 20 profili Social aziendali.

Dai numeri riportati dallo studio, si evince chiaramente che portata/visibilità e notorietà del brand rimangono – per il 90% delle organizzazioni – le finalità centrali dell’azione sui Social. Seguiti a ruota da scopi di brand reputation e coinvolgimento degli utenti. Il dato in crescita che più spicca è quello relativo ai Social Network come strumento di vendita: il 61% delle aziende coinvolte comincia a considerare e a lavorare con i Social per aumentare conversioni e vendite. I 3 nuovi obiettivi da raggiungere con i Social, in grande aumento, sono:

  • Vendite: identificare e gestire i lead/contatti ricevuti
  • Supporto ai clienti: di fatto, i Social come strumento di customer care (nulla di nuovo qui)
  • Supporto all’Employer Branding: ossia all’attrarre le migliori risorse e professionisti disponibili sul mercato del lavoro.

Quando si parla di vendite, si parla di Social Selling: i social come driver di vendite sono un sogno ricorrente, e talvolta è anche realtà. Però i dati al momento parlano chiaro: solo il 5% degli intervistati ritiene eccellenti i Social come strumento di vendita, osservando i risultati realmente ottenuti. Tra tutti gli obiettivi prefissati attraverso il Social, è chiaramente quello più “sofferente”. Però attenzione: solo il 34% delle aziende intervistate misura effettivamente il ritorno sugli investimenti. Questi due dati sono apertamente in contraddizione, a mio avviso.

Il 53% degli intervistati fa ricorso al Social Advertising, ossia Facebook Ads, LinkedIn Ads, etc… Il 26% ricorre all’Influencer Marketing.

Alcune considerazioni

Facebook e Twitter continuano a dominare lo scenario Social delle aziende, nonostante le impressioni che si levano in molti post online secondo cui starebbero vivendo un inarrestabile declino, a favore di Instagram.

Si parla tanto dell’era dei video, ma i video rimangono un mezzo di comunicazione costoso e più complesso di altri: la percentuale di YouTube potrebbe essere indicativa in tal senso, ma non bisogna dimenticare che i video trovano spazio in tutti i canali Social indicati, pertanto occorre sospendere il giudizio.

Snapchat è tuttora il “grande assente”, a dispetto delle previsioni che fino a un paio di anni fa ritenevano questo profilo come l’unico adatto ed emergente per “parlare” con le nuove generazioni.

I Social Media come fonte di vendite è la grande chimera: pochi ci riescono realmente, visto che solo una azienda su tre misura realmente il ritorno degli investimenti.

Metà delle aziende non ha ancora compreso una grandissima verità fattuale, cioè che i Social Network ormai sono “paid media”, mezzi di comunicazione a pagamento, dato che la visibilità naturale dei post è ridotta a lumicino.

Gli Influencer sono tuttora una realtà limitata a determinati settori e forse è giusto così, se solo una azienda su due ricorre alla pubblicità sui Social (personalmente ritengo che l’influencer marketing possa avvenire in uno step successivo, salvo forse nella moda).

Il grande problema, comunque, è che manca ancora una generalizzata consapevolezza che online, senza misurazione concreta delle azioni di marketing, non si combina granché.

 

Commenti

  1. Ok, molte aziende utilizzano i social, ma in che modo? Perché da quello che si vede in Italia, i profili aziendali sono per lo più vetrine in cui tentano di pubblicizzare i loro prodotti, riscuotendo ben poco interesse e ancora meno iscritti. Alcuni ottengono molto di più sponsorizzando gli influencer e lasciando che siano loro a promuovere l'azienda via social. Ma credo che anche questo sistema abbia i tempi contati, perché l'utenza si sta facendo sveglia ed è sempre meno propensa a farsi abbindolare tramite spot mascherati da "io uso questo e mi trovo bene".

    Il problema, secondo me, è che molte aziende ritengono che i social non siano altro che una banale alternativa alla pubblicità tradizionale (giornali, tv) e li utilizzano allo stesso modo, ottenendo risultati risibili. Ma non solo i social, anche il web. Basta osservare la maggior parte dei siti aziendali, spesso per nulla ottimizzati, estremamente piatti e con pochissime informazioni utili.

    Questa è un'era difficile, in termini di comunicazione. Ed è paradossale, se si pensa alla quantità di strumenti mediatici a disposizione. Utilizzarli è alla portata di tutti, ma è difficilissimo farlo nel modo corretto. Basta dare un'occhiata a Youtube, per accorgersi di quanti canali interessanti siano seguiti da pochissime persone. E questo perché i contenuti ci sono, ma sono presentati in un modo poco invitante.

    Persino famosissimi youtuber stanno perdendo iscritti a vista d'occhio e spesso non riescono a capirne il motivo. La verità è che la gente si annoia in fretta e che cambiare non è facile. L'unica strada percorribile a livello aziendale, credo sia investire seriamente nella comunicazione a tutto tondo, pagando fior di professionisti per capire quale sia la strategia più adeguata alle proprie esigenze. Sembra una cosa banale, ma tantissime aziende (soprattutto quelle piccole) ancora lasciano creare il sito aziendale a figli e nipoti, per il semplice fatto che non credono più di tanto nel web, proprio a causa dei risultati che non arrivano. Il proverbiale cane che si morde la coda.

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