RunLovers: storia della community numero 1 in Italia sul running - intervista a Martino Pietropoli

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runlovers intervista martino pietropoli

Dopo aver parlato dell’ascesa di un blog dedicato alla nicchia (seppur corposa) degli allenatori di calcio, rimaniamo in ambito sportivo. Oltre al calcio, in Italia c’è un’altra forte passione sportiva, il running, che trova il suo riferimento nel portale RunLovers. I tempi che RunLovers ha impiegato per arrivare al successo sono simili a quelli del caso IdeaCalcio: circa 3/4 anni.

Oggi intervistiamo Martino Pietropoli, architetto con la passione per il running, che assieme a Sandro Siviero è il co-fondatore di RunLovers.it.

Piccola presentazione di Martino e poi via con le domande!

Mi chiamo Martino Pietropoli. Di professione architetto e da 4 anni co-fondatore di RunLovers.it con Sandro Siviero, l’ideatore di questo progetto che è diventato di fatto il primo portale sul running in Italia per visite e community sui social.

 

1) Cosa serve attivare per rendere efficace e visibile un progetto online che parte da zero? Cosa ci deve essere per forza?

All’inizio la forza delle conoscenze personali e il loro numero. Quando partimmo nel 2012 diffondemmo la voce fra i nostri contatti su Twitter (dove io e Sandro tra l’altro ci eravamo conosciuti) e iniziammo lentamente a costruire la community su Twitter e Facebook e più tardi su Instagram. Sito e community nacquero contemporaneamente e la sinergia funzionò (doveva funzionare) fin dall’inizio:

il sito informava, i social portavano traffico.

Anche oggi bene o male funziona così, anche se i numeri sono sensibilmente più alti. Alla base di tutto, ovviamente, ci deve essere l’interesse che il progetto può suscitare. Specifico però una cosa spesso trascurata: bisognerebbe sempre leggere i dati contestualizzandoli rispetto al pubblico di riferimento. Un sito generalista deve fare numeri importanti per forza di cose. Uno verticale ha un pubblico più ristretto. Puoi essere Repubblica.it e per considerarti rilevante devi fare milioni di visite, ma se sei fermodellismo.it (per dire, non so se esiste) e fai 5000 visite al mese, probabilmente raggiungi il 70% del pubblico interessato in Italia al fermodellismo (o all’uncinetto, mettici quel che vuoi).

Sei comunque il sito di riferimento in un settore specifico. Questo per dire che i numeri in senso assoluto sono un’idiozia se non contestualizzati. E poi i numeri che fa un sito sono, al giorno d’oggi, un indicatore molto relativo se non esistono altri canali social proporzionalmente altrettanto forti. Se fai grandi numeri come sito devi farne altrettanti anche sui social, ormai non si scappa.

 

2) Se hai un sito online, devi per forza fare qualcosa per farlo vedere a più persone (a target) possibili: quali sono i passi indispensabili per scalare i motori di ricerca?

Non è che impazzisca per le alchimie dei SEO ma devo ammettere che hanno un fondo di verità: quindi usare logiche SEO è importantissimo. Parlo di cose molto semplici, tipo usare 2/3 chiavi (o tag) al massimo in modo da rendere specifica la ricerca del contenuto che offri e facilitarne il reperimento da parte dei motori di ricerca. In fondo scrivere cose interessanti e potenzialmente popolari e non renderle facilmente reperibili è stupido, no? Google ti indicizza in questo modo: fatti trovare e scrivi cose di qualità, non necessariamente in questo ordine. Puoi essere un tipo interessantissimo ma se non ti fai trovare perché sei snob e non usi qualche accorgimento da SEO sei un po’ troppo vanesio e anche stupido. Altri modi non ne conosco: so che alcuni articoli hanno fatto numeri pazzeschi e non ce lo aspettavamo e altri no. Altri (la maggior parte) sono andati come pensavamo, cioè bene :)

C’è una gran parte di imprevedibilità legata a mille variabili. Non credo che nessuno sappia dirti con certezza come scrivere cose che sicuramente avranno successo.

 

3) Non esiste però solo Google, dato che sempre più visite arrivano dai Social Network. Qual è la ricetta giusta per prendersi visibilità e utenti anche dai Social?

Come dicevo prima, noi abbiamo costruito le nostre community pezzo dopo pezzo, per certi versi lentamente. Però non abbiamo mai barato. Mai. Ci tengo a dirlo perché ho visto crescere vertiginosamente alcune community in maniera molto sospetta. Se si vede come sono cresciute le nostre si nota che la crescita è sempre costante, decisa, ma senza balzi repentini. Ecco: non usare trucchi, cresci al tuo ritmo e con costanza e pubblica spesso. Ad oggi Google fa metà del traffico e l’altra metà la fanno Facebook e Twitter, con Facebook che pesa il doppio e a volte i triplo di Twitter. Instagram non veicola traffico, come si sa, ma crea brand awareness, e serve pure quella.

Come si sviluppa una comunità? Alla fine è molto semplice: la comunità è un insieme di connessioni. Non puoi crearne una pensando di essere un pastore che predica a un pubblico di fedeli che lo sta ad ascoltare (portandogli traffico). Devi creare connessioni: devi parlare, devi rispondere se ti chiedono qualcosa (anche le cose più banali, anche attaccandoti a volte). Non perdere mai la pazienza (Gianni Morandi docet). Non badare ai troll (never feed the troll!). Coinvolgili. Falli ridere. Sii informale ma serio quando serve. Fatti dare suggerimenti e se pubblichi una notizia che ti ha segnalato qualcuno ringrazialo pubblicamente. Promuovi e valorizza quello che fanno gli utenti. Fagli sentire che ci tieni alla fine, perché loro sono la community, la tua forza si basa sul loro interesse.

Io mi occupo direttamente di Facebook (in cui c’è anche un ulteriore gruppo chiuso che ha più di 7000 membri) e Twitter mentre Instagram è gestito a 6 mani (e su Instagram le regole cambiano ancora, ma non ne parliamo adesso) e quindi decido cosa programmare, come stimolarli, rispondo a (quasi) tutti. Cerco di non lasciare nessuno senza risposta. A volte non ci riesco, a volte mi sfuggono delle domande. Mi scuso, sono umano anche io e non è sempre facile stare dietro a tutte queste migliaia di persone ;)

 

4) Quali sono gli strumenti (tool online, software, ecc.) di cui non si può fare a meno per un progetto di web marketing serio, secondo te?

Posso dirti quelli che usiamo noi: a parte i social già citati, Hootsuite per la programmazione e qualche analitico, ma non poi molto. Seguiamo le statistiche, vogliamo capire come vanno le cose, ovvio. Ma abbiamo imparato che ci sono dei cicli che si ripetono bene o male.

 

5) Visto che parliamo di visibilità online, sia sui Social che sui motori di ricerca, quali sono le tue fonti di informazioni preferite? Hai qualche sito o qualche libro da consigliare ai lettori di alVerde?

Sono siti specifici per il running, quasi tutti americani. Poi alcuni generalisti per vedere se ci sono notizie che possono interessare e che sono filtrate fino alla stampa di grande circolazione. Usiamo Feedly: è ottimo. Selezioni i tuoi siti di riferimento e poi li leggi come un giornale tematico, in un’unica pagina. In pochi minuti sai se ci sono novità. Altre informazioni naturalmente vengono dalle aziende stesse e dalle loro agenzie via comunicati stampa.

 

6) Infine, parlaci di RunLovers: quali sono stati i passi fondamentali nella riuscita del progetto? Cosa hai intenzione di fare per continuare ad alimentare l’interesse dei lettori e la visibilità?

Quello che ci chiediamo costantemente è “Abbiamo raggiunto il massimo che si può in Italia?”. Ce lo chiediamo per capire se e come ampliare l’offerta editoriale. Da qualche mese abbiamo ampliato all’alimentazione e agli infortuni. Da poco al triathlon e quindi al nuoto e alla bici. Devi crescere, sempre. Non devi mai fermarti. Devi pubblicare, devi essere presente, sempre, fino alle 10 di sera. La nostra regola è che dopo le 10 non si risponde più sui social. Almeno quello insomma. Il bello della rete è che puoi crescere e affermarti anche solo con le tue capacità e in poco tempo. Il brutto (ma è nella sua natura) è che se non sei costantemente presente in 2 mesi non si ricordano più chi sei. Ma fai anche un mese.

Devi esserci, sempre.

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