Le migliori modalità per guadagnare online? Rispondono 8 top blogger

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Dopo le fantastiche interviste, conclusesi pochi giorni fa con Dario Vignali, abbiamo chiesto un ulteriore sforzo ai pazientissimi intervistati (che ringraziamo ancora una volta). Abbiamo provato a carpire quali siano le migliori modalità per guadagnare online. Precisamente abbiamo chiesto:

> Quali modalità ti senti di consigliare per guadagnare online? Quali sono le tue preferite?

Non serve aggiungere altro… la parola agli intervistati!

STEFANO MINI

Sono convinto che, in Italia, il modo migliore per guadagnare online in modo serio e stabile sia di vendere i propri prodotti o servizi.

Guadagnare con le pubblicità è difficile e rischioso, perché sei vincolato a una sola fonte di reddito (principalmente Google). Le affiliazioni sono già più interessanti, ma hanno un margine di guadagno non ottimale: se il mio utente è disposto a sborsare 100 euro per un prodotto, perché dovrei prenderne 25 affiliandomi con te, invece che 100 creando il mio prodotto?

Questi due sistemi di guadagno possono essere integrati per avere delle entrate extra, ma la spina dorsale del business deve essere la vendita di prodotti o servizi propri.

Circa il 95% delle mie entrate deriva da prodotti che ho sviluppato personalmente, e solo il 5% da affiliazioni. Non uso pubblicità perché per il tipo di business che ho costruito, ha un margine di guadagno prossimo allo zero.

 

ANDREA GIULIODORI

Se oggi partissi da zero, mi focalizzerei innanzitutto sulla costruzione di una lista email: non servono liste gigantesche, l’importante è che siano “responsive”, quindi porrei molta attenzione ai tassi di apertura, numero di clic/email, etc. Io attualmente sto guadagnando grazie ad infoprodotti scritti: metodologia “vecchia”, ma che mantiene elevati margini. A chi inizia oggi consiglierei di focalizzarsi molto su contenuti a pagamento che siano fruibili facilmente da dispositivi mobili: audio e video in sostanza.

 

ROSA GIUFFRE’

…messa così la domanda è un po’ generica… cosa significa? Di cosa ti occupi? In che settore operi? B2C o B2B? Guadagnare online significa che devi finalizzare la vendita online? Chi sono i tuoi competitors?

Io ‘guadagno online’ in termini di visibilità, contatti che poi si sviluppano e concretizzano in progetti di lavoro e supporti aziendali di consulenza, ma non ho un Ecommerce e non vendo fattivamente online nessun prodotto.

Un’azienda per ‘guadagnare online’ deve prima avere una strategia, capire chi è e cosa vuole fare, dove vuole andare, definire un target, tempi e metodi che permettano poi di valutare i risultati ottenuti. Non esistono quindi modalità preferite, ma soluzioni adattabili e personalizzate per ogni singola realtà.
Mi sento assolutamente di sconsigliare quindi coloro che propongono pacchetti stile ‘all inclusive’ tutto compreso, low-cost comprensivi di sito, social ecc ecc. Come possono essere certi di cosa hai bisogno? Magari la tua strada non è nemmeno quella dei social, ma quella di creare un bell’Ecommerce o quella di proporre i tuoi prodotti su un Marketplace. Prima di pensare a guadagnare, analizza, preparati e poi agisci.

 

DAVIDE “TAGLIAERBE” POZZI

Io credo che i banner abbiano fatto il loro tempo. Quindi, a meno di non avere un sito/blog che fa un traffico incredibile, e a meno di non avere un pubblico estremamente “cliccoso” (=che clicca sui banner in modo molto superiore alla media), considero il banner come un “di più” e non come la modalità sulla quale puntare.

Discorso leggermente diverso per le affiliazioni: se trovi dei buoni prodotti/servizi a tema con il tuo sito e il tuo blog, e sei una persona conosciuta, stimata, rispettata ed affidabile, puoi “consigliare” ai tuoi lettori un determinato prodotto o servizio che utilizzi abitualmente, e sicuramente lo venderai bene.

Ma attenzione: se consigli prodotti e servizi a raffica, perderai sicuramente credibilità (come spiega la famosa teoria dello “starnutatore” di Seth Godin: http://blog.tagliaerbe.com/2010/03/lo-starnutatore-nell-era-del-web-2-0.html)

Concludendo, personalmente credo che si possa guadagnare bene online in 2 modi:

  • vendendo “se stessi” (=consulenze, docenze, etc.)
  • vendendo i propri prodotti (=ebook, videocorsi, etc.)

Ovviamente, per riuscire a farlo, è necessario lavorare per lungo tempo (=qualche anno) sulla costruzione del proprio “personal brand”, sul dare (preventivamente) grande valore, spesso in modo gratuito, per ottenere fiducia: solo successivamente sarà possibile monetizzare.

 

SKANDE

Il guadagno online è il trasferimento di valore da terzi verso noi stessi, se vendiamo un prodotto/servizio sarà il denaro di chi lo acquista. In rete si può guadagnare molto più del denaro, ovvero un seguito e una reputazione, che andranno a ricompensare il nostro impegno per anni e riusciranno a sviluppare collaborazioni e nuove connessioni utili al nostro lavoro. Dalla conversazione nasce il mercato, il denaro non è l’unica metrica di guadagno online.

 

RUDY BANDIERA

Guadagnare online è una parola molto grossa. Mi spiego: cosa vuol dire? Vuol dire fare i soldi vendendo un prodotto, oppure con la visibilità (a sua volta in vendita) oppure facendo ADV oppure ancora vendendo visite e contatti?

Ecco, il problema è definire degli obiettivi e di conseguenza delle strade da percorrere. Penso che non si possa fare nulla, ripeto NULLA; senza dei buoni contenuti. Da li viene tutto il resto.

 

RICCARDO MARES

Guadagnare online è tutto e niente. Per un e-commerce significa portarlo a rendimento, quindi applicare ogni possibile tecnica per farlo andar meglio: usabilità, comunicazione, seo, sea, newsletter, social, cross selling, … bla bla bla.

Come sito legato al traffico le strade sono due: una è quella dell’advertsing, che funziona praticamene solo dal fantastigliardo di accessi al giorno in su, prostituendo il sito di adv. L’altra – ed è la teoria che già Skande ha spiegato più volte e che condivido – è quella di trasformare il proprio sito in un biglietto da visita itinerante, nel proprio curriculum evolvente. Per un approfondimento consiglio vivamente il libro di Riccardo (Fai di te stesso un brand: Personal branding e reputazione online): semplice ma preciso sull’astrazione di quello che il concetto di fare del proprio personal branding un business.

 

DARIO VIGNALI

Personalmente preferisco il guadagno passivo a quello attivo. Il mio obiettivo è sempre stato quello di far in modo che la crescita dei miei profitti non dipendesse direttamente dall’incremento della mia forza lavoro.

Faccio un esempio: se guadagnassi in base alle ore di consulenza che faccio o ai siti web che realizzo, i miei profitti sarebbero direttamente proporzionali alla quantità di consulenze svolte o al numero di siti realizzati.

In questa maniera, per guadagnare di più, dovrei dedicare un maggior numero di ore al lavoro.

Senza tenere conto che – seguendo questa strategia – arriverei a un punto di saturazione in cui non mi sarebbe possibile crescere i profitti senza dover assumere dei collaboratori.

I metodi che prediligo seguono quindi una strategia tanto astuta quanto difficile: scrivere vendendo e vendere scrivendo.

A cosa mi riferisco? All’Affiliate Marketing ovviamente!

L’affiliate marketing, per chi non lo conoscesse, consiste nel linkare prodotti altrui e guadagnare percentuali su ogni vendita generata attraverso il proprio link.

Grazie all’affiliate marketing, una volta scritto un articolo e inserito un affiliate-link, posso continuare a generare guadagni nel tempo senza ulteriori sforzi.

Ogni post va a generare un aumento di profitto accumulabile a quello dei post precedenti e, anche non scrivendo per settimane, continuerei a vedere un flusso costante di nuove entrate.

Inutile ripeterlo, questa è la mia tecnica preferita: mi permette di viaggiare, di non sentirmi dipendente dal lavoro ma, al contrario, di sentirmi padrone del mio tempo e dei miei progressi.

Può sembrare un concetto semplice, ma avere successo con l’affiliate marketing è veramente difficile.

Nel tempo mi sono costruito una mia personale formula di efficacia che oggi voglio condividere con i lettori di Alverde.

Ecco qua:

Traffico + strategia creativa + utilità + affiliate = profitto

 

Il traffico

Il traffico è il numero di visitatori in-target che leggono i miei post, senza di essi non vi sarebbe alcun guadagno.

Maggiore il numero di visitatori target, maggiore il numero dei profitti. Per generare traffico seguo sempre questa To-Do list “seo oriented”:

  1. Prima di scrivere il post faccio una serp analysis con uno dei tanti tool per il seo (eccoli) e do uno sguardo veloce a quanti visitatori mi porterebbe una keyword piuttosto che l’altra. (esempio: “creare un blog” o “aprire un blog”?)
  2. A questo punto scrivo l’articolo ottimizzato per la keyword in questione: mi preoccupo sempre di finire tra le prime tre posizioni nei risultati di Google. Imparare a fare seo onpage è fondamentale.

In questo modo mi garantisco una buona dose di traffico per il futuro.

Strategia creativa

Questo è un punto essenziale che mi differenzia da tanti altri blogger che raggiungono risultati insoddisfacenti.

Mentre realizzo il post mi occupo di trovare una strategia per aumentare la sua capacità di generare condivisioni. La seo non è tutto ed è sempre importante avere un piano B. Ricorda: i pulsanti di condivisioni non sono mai sufficienti!

Utilità

Quante volte hai sentito dire “Content is the king”?

Quando scrivo lo faccio per passione e non per puro profitto.

Le volte che mi impegno nella realizzazione di un nuovo post porto sempre attenzione alle mie emozioni: se provo passione ed entusiasmo posso star certo che sto creando un ottimo contenuto!

Solitamente cerco di dare consigli pratici e trasmettere al lettore la voglia di passare all’azione. Non scrivo mai meno di mille parole per articolo e – attenzione – solamente il 15% dei miei post contiene link affiliati.

Affiliate links

A seconda dell’argomento del mio post penso ai prodotti affiliati che potrei inserire. Per farlo, seguo una regola importantissima: cito e linko solamente prodotti che utilizzo e che conosco veramente.

Non bisogna mai permettersi di prendere in giro un lettore, non ci si può definire blogger di rispetto altrimenti.

Un’ultima furba considerazione è quella di inserire nei propri post vere e proprie guide all’uso dei nostri prodotti affiliati: come ci hanno aiutato? In che maniera li abbiamo utilizzati?

In questo modo i lettori saranno sicuramente più propensi ad acquistare!

Bene, questa è la mia strategia preferita per rendere profittevole un blog, ma non la sola che utilizzo. Difatti mi piace anche lavorare a stretto contatto con la gente: fare consulenze, creare infoprodotti, portare avanti progetti per altri e per me stesso.

Il mio unico obiettivo è non dovermi sentire in ansia per il troppo lavoro, poter gestire i miei impegni lavorativi come preferisco e poter viaggiare quando voglio. L’affiliate marketing è un ottimo strumento per raggiungere tutto questo!

Infine voglio ricordare che di prodotti affiliati da promuovere se ne trovano di ogni tipo e di ogni mercato: vestiti, trattori, mobili, orologi, servizi di internet marketing e tutto quel che si può immaginare sono già pronti per la vendita!

Basta dare un’occhiata agli affiliate program di amazon o di yoox, Asos per farsi un’idea veloce al riguardo.

 

Grazie a tutti! Gli spunti non mancano… Quali modi voi preferite per guadagnare online?

Commenti

  1. Purtroppo i settori in cui paga con "poco traffico" sono pochi, per l'Italia :( Io ne conosco 2: "soldi" e motori. Sugli altri non saprei (forse il comparto lavoro, ma non so).

    Lavoro (anche) con le affiliazioni perché riesco a segmentare molto bene il pubblico e poi perché ottengo ottimi risultati usando tecniche che esulano dal solo traffico, ecco. Il PPC e il PPI sono stati banditi dai miei progetti, ma sono scelte personali :)

    @zakuda

    Affiliazioni pay per sale/pay per lead/pay per download e simili
    @Tattico

    scusa hai scritto:

    Quello che sottolineo io è che non bisogna dire che Adsense permette di guadagnare mentre le affiliazioni no

    Io non uso adsense però credo che anche adsense sià un affiliazione.

    Mi trova comunque d'accordo ognuno usi quello che vuole!
    Nei settori in cui paga i rendimenti sono piuttosto costanti e ci vuole poco traffico per avere grandi risultati (traffico che ovviamente è 100 volte più difficile da ottenere).

    Le affiliazioni a volte sono un po' "demotivanti" ma restano uno strumento che se usato bene da soddisfazioni.
    Un attimo: abbiamo detto che è molto volatile, purtroppo paga decentemente solo in alcuni settori (io ne conosco solo 2), e ci vuole una tonnellata di traffico per ottenere risultati decenti (in Italia). :)

    Quello che sottolineo io è che non bisogna dire che Adsense permette di guadagnare mentre le affiliazioni no (come ha scritto qualcuno, ma in altre discussioni).

    Ognuno usi quello che vuole ;)
    Secondo me state banalizzando un poco le potenzialità di Adsense.

    Chiaramente il modello descritto "Sito-->Articoli a basso costo-->Incasso" è perdente ma lavorando seriamente nel tempo e non pretendendo risultati immediati le soddisfazioni possono essere moltissime.

    Lavorare con Adsense rispetto alle affiliazioni ha numerosi vantaggi in termini di trasparenza e di tempo necessario per gestire il tutto, con conseguente possibilità di concentrarsi solo sul proprio sito.

    Non dico che Adsense vada bene per tutti i settori o che sia il top indiscusso, ma nemmeno la soluzione semplice di cui parlate. Viene usata in maniera semplicistica da molti, ma il difetto è nell'utilizzatore, non nello strumento.
    I contenuti sono in realtà la chiave del successo nell'affiliate marketing e devono essere studiati fin nel minimo dettaglio.

    Mi occupo di SEO Copywriting da ormai oltre 10 anni, periodo nel quale sono cresciuto, perchè ho sempre messo in discussione la qualità del mio lavoro, migliorandolo ogni giorno.

    Se solo rileggo i miei primi lavori (peraltro scritti gratis per fare gavetta) mi sembra impossibile che sia stato io a produrre certi abomini :D

    Purtroppo oggi va sempre più di moda il business del:

    Apro un sito

    Faccio "scrivere" (virgolette d'obbligo) al massimo ad un centesimo a parole

    Metto Adsense

    "Pago" (altre virgolette d'obbligo) gli " articolisti" (qui mi sa che diventa tutto una virgoletta

    Incasso la (poca, ammesso che ci sia) differenza

    Scopiazzare news non è copywriting, non è giornalismo, in realtà non è un bel nulla ed in realtà c'è molta ignoranza in materia.

    Tempo addietro un cliente mi ha chiesto di valutare il lavoro di alcuni articolisti che stava selezionando e che avevano peraltro anche buoni feedback de clienti serviti e posso garantire che la cosa migliore che ho visto era un copia/incolla prontamente beccato con copyscape: il resto spazzatura.

    Alla fine mi capita l'unico che "pretende" 3 cent a parola e guarda caso l'unico che scriveva davvero molto bene.

    Fare content marketing è ancora più difficile. Oltre alle abilità nello scrivere, entrano in ballo doti commerciali che sono difficili da affiancare a quelle dello scrittore: capacità di vendere, conoscenza del mercato di riferimento,ecc...

    Difficile "nascere imparati" su questa cosa e allo stesso tempo difficile imparare in poco tempo. Ecco che con alcuni clienti abbiamo trovato un deal penso molto favorevole:io regalo content marketing di elevata qualità che traffica minimo tre volte i pezzi scritti dagli articolisti economici e ottengono un doppio vantaggio:

    1) Il lettore trova qualità e torna più volentieri sul sito, piuttosto che quando su 300 parole trova 5 verbi sbagliati ed il resto è più sterile di una sala operatoria

    2) Ottiene un immediato incremento di traffico (le cose di cui parlo sono documentabili)

    Quindi è ben felice di guadagnare denaro senza alcun rischio. Io dalla mia uso nei pezzi link affiliate miei e mi "accontento" delle commissioni. Ovvio che un discorso del genere lo affronto solo con siti ad alto traffico.

    Tutto sto papiro per dire cosa: con le affiliazioni si può guadagnare, ma devi saperle sfruttare e non è cosa da tutti: difficile che un buon tecnico sia un buon commerciale e viceversa :)

    Devi armarti di tanta pazienza e non arrenderti mai, perchè gli insuccessi potrebbero essere davvero tanti, prima di centrare un buon risultato.
    A me l'affiliate marketing mi è sempre piaciuto, ma onestamente vedo poche nicchie da trattare in modo efficace, ne ho studiate un paio e avevo anche in mente come crearne un sito ma poi mi domandavo se era un prodotto vendibile online.

    Poi devi metterci un po di passione se i contenuti li devi scrivere di proprio pugno.
    Esatto ;) Sono sicuro che tutto è nato quando sono stati resi noti i numeri del "più famoso blog italiano sulla tecnologia" (ma non mi riferisco ad Aranzulla). Da lì in poi c'è stata un'esplosione di siti fotocopia. Erano altri tempi.

    Aranzulla di sicuro guadagna tanto (mi sembra gli ultimi dati parlino di 1 milione di fatturato), ma non so quanto sia da ascrivere ad AdSense. IL problema forse è anche un altro: non ci sono alternative PPC decenti (italiane)
    In Adsense ci vedo la tranquillità di un business facile, ma che in Italia è sempre meno sostenibile perchè paga sempre meno e quando posizioni un sito in lingua italiana, lo leggono solo gli italiani e i volumi non potranno mai crescere oltre un certo livello.

    Mettici poi che spesso capita senza motivi (non sempre) che decidano di bannarti dal sistema e ti trovi con in mano un pugno di mosche.

    A casa mia voglio comandare io, non gli altri, punto! Bene quindi Adsense come integrazione ma di sicuro se lo avessi come core business dormirei sonni meno tranquilli di un precario.

    Certo è comodo: posiziono un sito, sottopago una decina di galoppini che in maniera più o meno approssimativa scopiazzano news da fonti autorevoli e acchiappo quanto più traffico si può. I banner adsense una volta impostati vanno da se e tu puoi stare ad aspettare che tutto il sistema (galoppini, Google e WordPress) lavori al posto tuo. Ma è proprio così semplice? Assolutamente no!

    Ho amici che hanno siti che con 500.000 page view guadagnano al mese meno di quanto io riesca a fare con un sito da 20.000 page view e posso garantire che quando sforni numeri interessanti le compagnie a cui sei affiliato ti trattano con i guanti.

    A Google puoi portare anche 10 milioni di pageview al mese e ti trattano allo stesso modo di come farebbero con il ragazzino che piazza gli annunci sul suo blog personale per pagarsi le uscite del sabato sera :)
    Nemmeno io ci ho mai creduto, perché nessuno vuole concorrenza supplementare. Ma forse è così ovvio che ad alcuni sembra strano :)

    Infatti, ho partecipato a diversi webinar, anche di famosissimi web publisher: alcuni spunti sono stati molto utili, ma per il resto è stato solo un elenco di network. Niente tecniche di implementazione, niente posizionamenti migliori, niente di niente. Poi possono andare bene per chi è alle prime armi.

    Stessa cosa per AdSense: c'è chi fa ancora numeri interessanti, per carità, ma secondo me sono mosche bianche (o comunque grossi network). Vuoi usare AdSense? Perfetto, fai quello che vuoi, massimo rispetto, ma non dire che gli altri metodi, che usiamo noi, sono in perdita.

    Amazon non ti piace perché il cookie dura 24 ore (opzione no carrello)? Io dico che se ci fossero più affiliazioni alla Amazon non avremmo questi problemi.

    La gente non compra e non si abbona? Ma no, la gente compra e si abbona (almeno all'estero ci sono dati interessanti, ovviamente bisogna trattare un argomento in dettaglio, non dico che vada bene tutto).

    Nell'intervista si parla anche di guadagno indiretto: beh, perché no, ma al momento non è per me (proprio per una questione di pazienza).

    Ah, dimenticavo: poi, come formato, non parlerei più di blog o blogger, ma di "siti" (anche se pure un blog è un sito) e di publisher
    Caro Tattico,

    probabilmente abbiamo la stessa filosofia e mi hai dato spunto per completare con un'altra cosa.

    Fatta eccezione per personaggi illustri, anche tutti gli urlatori da webinar, seminari terrestri e cose simili, non ho mai capito per quale motivo visto che sono così bravi e competenti non applicano tutte queste idee per fare milioni di euro invece di insegnare ad altri a fare milioni di euro e accontentarsi di qualche gettone da 100 euro l'ora (forse) per relazionare.

    Credo nella formazione che ti fa capire come funzionano le cose, che ti insegna le basi, ma non credo assolutamente in questa voglia di condividere i segreti del proprio successo e poi navigo dal lontano 1993 e nonostante ciò non ho mai trovato una sola strategia per il successo svelata, me le sono sempre costruite.

    Detto questo mi sarebbe sempre piaciuto creare un piccolo team di persone prima di tutto oneste e poi competenti con cui unire più know how per dar vita ad un progetto più grande e concreto, magari lo farò se l'idea di trasferirmi alle Canarie dovesse diventare realtà.

    P.s. Per chi dice che le affiliazioni sono una perdita di tempo e non ci si guadagna niente!

    Sissì! Proprio così, continua a farti mettere a pigreco mezzi da mamma Google per prendere l'elesomina Adsense...di sicuro è più semplice e va tutto in automatico, ma poi non piangere se calano CPC, RPM, ttt, fff, zzz e ccc :D Ti piace vincere facile? Allora accontentati della medaglia di legno, perchè per quella d'oro tocca faticare :)
    Sono d'accordo con quello che dici, anche perché uno per arrivare a certi risultati ha dovuto ricercare, sbattersi e studiare: non credo abbia avuto la strada libera. E poi sono sempre elaborazioni e rifiniture personali, quindi... Anche io ho trovato una nicchia da milioni di dollari l'anno (il giro di affari, un settore che non penserebbe nessuno), però ci sono arrivato dopo varie analisi, quindi...

    Stessa cosa con le affiliazioni (Amazon e altre): ho elaborato un ottimo sistema di vendite che mi permette di guadagnare cifre interessanti. I publisher che qui dicono che con le affiliazioni non si guadagna (?) non mi credono perché non ho mai voluto mostrare dati. Ma perché dovrei farlo? Se tu sei incapace non dare la colpa agli altri.

    Più che trucchi e segreti, secondo me si dovrebbero condividere esperienze ed errori. Ah, poi, ricordatevi delle masse silenziose: c'è chi guadagna milioni, più dei vari top blogger messi insieme. A loro l'etichetta di top non interessa, perché stanno bene così. Chiudo anche io, nessuna polemica, comunque :)
    Spero non pensiate che io voglia flammare, ma essendo questo un forum dico la mia opinione con estrema educazione, ma con la dovuta ruvidità.

    E' sempre la solita minestra riscaldata: ti dico tutto, ma non ti dico niente. Ti dico che devi vendere prodotti digitali (ergo: guide che nella maggior parte dei casi contentengono informazioni reperibili gratuitamente con un minimo di sbattimento e che non ti danno in mano alcuna particolare abilità).

    Mi aspettavo che tra i top blogger, venisse interpellato anche il vero top blogger Aranzulla (può piacere o meno, ma in realtà è quello che ad oggi in Italia con il suo blog "stampa" carta moneta a fiumi) che dubito (giustamente) abbia voglia di spiegare per filo e per segno come è arrivato ai suoi risultati.

    Chi ha scoperto un sistema buono, una nicchia, non lo rileva a meno che gli facciano una proposta interessante. Da un po' di tempo incasso non meno di 300 euro al giorno con 30 ore di lavoro al mese e davvero pensate che io sia disposto a spiegare ad altri come faccio? Col caxxo!

    Poi se qualcuno mi bonifica una cifra congrua anticipatamente, possiamo anche parlarne :D ma di certo non metto in vendita una guidarella digitale da 99,99 euro in superpromo a 29,99 con in regalo altre 18 guide inutili.

    Anche la questione del blog: urla al mondo il tuo sapere, è ormai cosa vecchia. Avete presente una stanza con dentro 100 persone dove tutti urlano? Si sentirà solo un fastidioso baccano.

    Ho letto blog di pseudo esperti digitali che a parole rivoltano il mondo e poi all'atto del confronto diretto mi hanno spesso deluso.

    Potrei sfornare anche io una guida nuova a settimana sugli argomenti di mia competenza, ma visto che con le mie competenze ci guadagno davvero, perchè dovrei voler creare dei cloni che si metterebbero a farmi concorrenza? Certo sarebbe diverso se fossi in possesso di tante belle teorie con le quali non ho capito come monetizzare e avendo le bollette da pagare a quel punto deciderei di venderle ad altri: magari qualcuno più bravo ed intraprendente di me potrebbe riuscire a farci davvero dei soldi.

    Preferisco far toccare con mano le qualità del mio lavoro ai clienti e sono poi loro stessi a portarmene altri e via via così. Di tanto in tanto mi si libera qualche spazio e posto timidamente qualche annuncino (anche qui su alverde) e riempio lo spazio vuoto.

    Ultimamente ho scelto di diversificare e oltre a servire i miei clienti, lavoro su qualcosa di totalmente mio e come vi dicevo funziona, ma ripeto non racconterei mai a nessuno come faccio o meglio... tutto ha un prezzo :) , ma di certo non quello di una guida digitale.
    Infatti l'idea senza la sua realizzazione non ha valore, anche per un possibile finanziatore che cerca diciamo un prodotto finito o comunque un business plan concreto.
    Da mo che lo dico ;) :D

    Concordo, anche perché un servizio/prodotto proprio è sempre meglio anche per una questione di fidelity. Tornado alle pizzerie, in quel caso sarebbe un BM tipo marketplace/intermediario, che è buono per tante cose (nell'ecommerce, ad esempio, non devi avere merce in magazzino). Il problema è che qui molti lavorano da soli (anche se con team esterni, come me) e soprattutto hanno difficoltà nel reperire i fondi.

    Comunque, se volete sapere la mia, il publishing a pagamento (io lo vendo in lingua inglese) non è in crisi (gli utili sono buoni e non ho registrato uscite significative). Direi quindi che il publishing non è da rottmare :)

    Tornando al turismo, una volta mi sembrava buono anche il BM delle schede a pagamento, chiamiamole così, ora invece per una struttura punterei sulle prenotazioni dirette
    @Tattico:

    Beh, intendo che il business model che consiste nel: 1) Scrivere contenuti 2) pensare con essi di posizionarsi su Google per poi 3) mettere dei banner sul proprio sito/blog e guadagnare con i banner è un business model che, tranne eccezioni, è saturo e sulla via del tramonto; anche per i big, eh! Quindi sì, intendo proprio che il "publishing" è in crisi, sia per i micro come noi che per i grandi. Quel che funziona per "guadagnare online" è vendere servizi, meglio se servizi autoprodotti, ma eventualmente anche creati da terzi: esempio delle pizze a domicilio, dove il servizio di consegna a domicilio è gestito individualmente dalle pizzzerie terze, ma il sito web offre il servizio di promozione e di interfacciamento tra pizzerie e clienti.

    @SalvatoreT3

    eh, ho visto... vabbeh! Comunque dimostra che utilizzando l' "online" si può ancora guadagnare, persino farci milioni e persino in Italia. Solo, bisogna creare servizi realmente utili e con una visione imprenditoriale (non basta l'idea, occorre sapere realizzarla).

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