Il lavoro che cambia: la costante evoluzione del Crowdworking

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Qualche anno fa si parlava del crowdworking come di una grande novità del mondo del guadagno online. Ma prima di addentrarci nell’argomento… Sai cos’è il Crowdworking? Se vuoi guadagnare o arrotondare online, dovresti saperlo. Tutto parte dal concetto più generale di Crowdsourcing, che il Sole24Ore definisce così:

È l’espressione nata dall’unione dei termini inglesi Crowd (folla, calca) e source (sorgente, origine). Indica la pratica sociale di collaborazione di massa a progetti o processi complessi attraverso internet […]. Il Crowdsourcing viene utilizzato anche in un altro senso, parzialmente differente, che indica la disponibilità a collaborare gratuitamente a progetti condivisi dove perfetti sconosciuti, hobbisti e appassionati contribuiscono con il lavoro e il tempo necessario al raggiungimento degli obiettivi comuni. Il lavoro impiegato, nonostante le differenti tecniche di coordinamento, può essere anche altamente specializzato e ad alto contenuto tecnologico come nel caso dell’Open source. Il risultato, secondo i sostenitori di questa tesi, è di alta qualità, paragonabile a quello che si otterrebbe con l’utilizzo di professionisti pagati per eseguire la prestazione richiesta, e in tempi spesso molto minori.

Da qui la derivazione di crowdworking, che nasce sotto l’avvento della Gig Economy o Crowd Economy: crowd (folla) e work (lavorare). Il crowdworking è un modello di lavoro per il quale i committenti (i crowd sourcer) tramite una piattaforma digitale richiedono lo svolgimento di micro attività lavorative alle persone registrate al dispositivo.

Il fenomeno è sotto analisi da qualche anno, esiste anche un report ufficiale della Banca Mondiale. Come per qualunque novità, ci sono state e ci sono tuttora delle voci critiche.

Normale, se si pensa che soprattutto legato al tema del guadagno online si erano sviluppate sul web diverse piattaforme in cui si potevano prenotare e svolgere piccoli lavoretti, spesso al limite dell’ortodosso e pagati pressoché zero: ad esempio lasciare recensioni (evidentemente finte) su prodotti, cliccare su determinati banner, visualizzare determinate pagine, etc.

Mechanical Turk era una di queste piattaforme, ed era di Amazon, già ampiamente nel mirino in fatto di sfruttamento dei lavoratori.

Il Crowdworking si evolve, aumentano giro d’affari e compensi

Quei tempi sono passati: oggi gli esempi virtuosi non mancano, da Scribox (nato come portale di crowdworking della scrittura di testi online) a più recenti casi di successo, come Crowdville.

Crowdville, per citare un esempio sulla cresta dell’onda, sembra aver superato lo scoglio dei “piccoli guadagni”, mettendo a disposizione degli utenti una vera e propria community online – con tanto di programma Affiliate decisamente interessante – dove poter partecipare a lavori online e non, di breve durata, che spaziano dai sondaggi online al mystery client, dallo user testing (provare siti, app e software a caccia di errori) ad altri task semplici da effettuare per conto di grandi aziende (ad esempio compagnie telefoniche e simili).

I crowder più bravi, infatti, possono raggiungere anche i 500 euro in un mese tramite compensi monetari e buoni: chiaramente non sono compensi che tutti riescono a raggiungere sempre e comunque, poiché occorre un minimo di conoscenza di internet e problem solving, ma – di fatto – non ci sono requisiti minimi. Chiunque può partecipare e guadagnare costantemente cifre analoghe.

E’ una questione di volontà, costanza e impegno. Aspetto che nel lavoro tradizionale, di tutti i giorni, possono non bastare: accedere a una posizione lavorativa diventa spesso difficile perché per una posizione che si apre ci sono migliaia di candidati e la battaglia è feroce.

Crowdworking, numeri in crescita

Non a caso, anche le statistiche testimonierebbero che non siamo di fronte a un fenomeno passeggero, ma a una vera e propria rivoluzione del mondo del lavoro.

Secondo il sopraccitato studio della Banca Mondiale, infatti, entro il 2020 il fatturato annuale raggiunto dal Crowdworking online raggiungerebbe i 25 miliardi di dollari. Parliamo ovviamente di una stima, ma se pensiamo che il solo portale Freelancer.com 3 anni fa contava circa 15 milioni di iscritti e quasi 8 milioni di progetti attivi, si capisce che globalmente il fenomeno galoppa e ha numeri di tutto rispetto. Buone notizie per i freelance, sempre più numerosi e a caccia di opportunità lavorative in modalità “crowd”.

Approfondimento – intervista di 2 anni fa ma ancora molto attuale al giuslavorista Ciro Cafiero: morningfuture.com/it/article/2017/10/02/gig-economy-crowd-economy-ciro-cafiero-giovani-lavoro/