Come produrre contenuti SEO-oriented in 4 passi

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Con il procedere degli studi su come lavorano i motori di ricerca e con il progredire degli utenti online (sempre più informati, sempre più frettolosi e sempre più tecnologici) aumenta rapidamente la componente di SEO “non tecnica” ma basata sulla selezione (e stesura) dei contenuti e sulla conoscenza del target di utenza che ogni sito possiede, consciamente o inconsciamente.

Alla fine, ciò che fa la differenza tra un progetto online che funziona e uno che non funziona, può essere riassunto – forse un po’ semplicisticamente, ma può essere una semplificazione produttiva – nella quantità di traffico che il sito riesce ad attrarre. Sto parlando di traffico naturale, di qualità, ossia di persone che arrivano al sito tramite i motori di ricerca, da altri siti web, da attività di e-mail marketing o grazie ai Social Network: non penso al traffico proveniente da attività a pagamento, perché si tratta di un’attività budget-dipendente, che può essere accesa e spenta in un attimo senza troppi sforzi. Sia chiaro: anche il pay per click è una leva di marketing, talvolta indispensabile.

Per fare traffico, dunque, che si deve fare “lato contenuti”? E’ possibile individuare una procedura schematica da applicare alla generazione di contenuti seo-oriented? Prescindendo da una serie di caratteristiche tecniche e di performance del sito e dalla scelta di opportuni meta tags… ecco di seguito una procedura che può aiutare.

 

1) INDIVIDUARE UN BISOGNO

Ancora più che una parola chiave (che è comunque un punto di partenza), ha senso scovare un bisogno di un utente a target con il vostro progetto.

Ex: “Come rinvasare una pianta?

 

2. VERIFICARE COSA GIA’ ESISTE ONLINE

Interroghiamo quindi i motori di ricerca: cosa propongono le varie pagine dei risultati? Da loggati; da sloggati, in navigazione anonima… osservate gli articoli e capite quanto l’argomento sia stato trattato e come.

 

3. AFFINARE LA QUERY

Dalla fase di verifica precedente, probabilmente si passerà ad affinare la query di ricerca. Magari scoprirete che il bisogno diffuso degli utenti è ancora più specifico: starà a voi decidere se scendere maggiormente sulla nicchia o se rimanere ad un livello più generale.

Un’ulteriore conferma può arrivare dai numeri reali che potete osservare, per esempio, su Keyword Planner di Google, su Keywordtool.io o su UberSuggest (ce ne sono molti altri).

Nel mio esempio, la query di ricerca cambia in “Come rinvasare una pianta grassa?

 

4. SCRIVI IL CONTENUTO Un articolo dal blog di BufferApp presenta un simpatico grafico di GradLime che potrebbe essere riassunto in “non mollare mai – puoi sicuramente fare di meglio”. Le domande da porsi, a questo punto, potrebbero essere:

  • Non esiste un contenuto su quel bisogno? –> Scrivilo.
  • Non esiste un contenuto soddisfacente su quel bisogno? –> Scrivilo meglio.
  • Hai un punto di vista personale sul tema? –> Esprimiti!
  • Non hai un punto di vista particolare sul tema ed esistono già buoni contenuti? –> Fai una lista dei migliori contenuti!
  • Esiste già una lista dei migliori contenuti sul tema? –> Scrivila e riclassificala con un’altra forma
  • Conosci poco l’argomento? –> Chiedi a qualche esperto di scrivere un guest post sul tuo sito

 

Mi piace molto il modo in cui BufferApp e GradLime si pongono nei confronti dei contenuti: per la serie “niente scuse”, è sempre possibile provare a fare di meglio e trovare una via alternativa, originale e inedita rispetto a quanto già esiste.

Alla fine, l’approccio ai contenuti è riassumibile in checklist da seguire unite al proprio punto di vista, soggettivo, che dia un’impronta riconoscibile a ciò che scrivete e contribuisca alla costruzione del “marchio” distintivo del vostro sito, del vostro brand.

Conoscete altri passi per arrivare in tempi ragionevoli all’ideazione di contenuti originali e “visibili” sui motori di ricerca?

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