Il corretto approccio alla SEO, tra buone pratiche e falsi miti

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La SEO non è una scienza esatta, ma si trovano varie buone pratiche e “assiomi” da rispettare nei vari corsi online, eventi di marketing, blog e community. Alcune attività relative al mondo SEO sono particolarmente tecniche, per le quali sono competenti SEO Specialist, Programmatori e Sistemisti.

Altre attività, invece, riguardano tutta “quella parte” di SEO On-site e Off-site che sono gestibili – male o bene – anche da copywriter e proprietari di siti web e blog senza particolari abilità tecniche, ma con conoscenze di base su come funzionerebbe la relazione tra contenuti online e motori di ricerca.

Oggi cerchiamo di concentrarci proprio su questi aspetti più comuni, provando a fare un po’ di slalom rispetto a miti e false credenze SEO, per concentrarci su ciò che veramente conta.

SEO: l’approccio giusto, prima delle buone pratiche

Le pagine web con contenuti lunghi sono indispensabili per posizionarsi su Google: vero o falso?

Corre da tempo sul web questa ipotesi, però spesso va in contrasto con un’altra buona pratica, ossia “arriva rapidamente al punto e redigi contenuti brevi, perché – soprattutto da mobile – gli utenti non hanno tempo da perdere e hanno poca attenzione e pazienza”.

In realtà i fattori che determinano la visibilità e il ranking di un contenuto sono svariati; è sbagliato ridurre tutto alla lunghezza di un contenuto. La lunghezza del contenuto è un elemento indiretto, perché “indirettamente” un contenuto lungo può presentare una maggiore varietà di co-occorrenze e sinonimi che compongono il campo semantico di un argomento cercato dall’utente.

Il copywriter bravo, invece, è in grado di fare uno studio del campo semantico necessario e degli argomenti da trattare, per poi sintetizzare il tutto in una pagina web fruibile in poco tempo, funzionale, con contenuti multimediali, chiara e con la giusta lunghezza. Questo è il compromesso ideale.

Ripetere una o più parole chiave in un contenuto

Questo mito sarebbe stato smontato da un po’ di tempo, anche se in tanti casi ho sentito cose tipo “ti passo la keyword da mettere nell’articolo”. La ripetizione di una keyword o di un insieme di parole chiave all’interno di un contenuto online è nota come keyword stuffing e non piace a Google. È una modalità da non percorrere, perché porta potenziali problemi, di sicuro non visibilità sui motori di ricerca.

L’approccio corretto, semmai, è quello di sforzarsi di comporre il campo semantico dell’argomento chiave – identificando anche una o più parole chiave centrali – dal quale poi scaturirà una scaletta di sotto-argomenti e aspetti da trattare. Così facendo si riuscirà a scrivere in maniera naturale (per gli utenti) e, sempre con naturalezza, ci si ritroverà a citare spontaneamente all’interno del discorso le varie parole del campo semantico individuato.

Il valore del contenuto e il suo costante aggiornamento sono aspetti predominanti rispetto alle mere parole chiave.

Dare link a siti esterni, condividere sui Social contenuti di altri siti, accettare guest post… allontana gli utenti dal tuo sito: vero o falso?

Trovo facile rispondere a questo classico pensiero. Il web esiste ed è funzionale perché è un continuo rimando, un perenne e sempre vivo approfondimento ai più svariati bisogni informazionali degli utenti. È questo il valore del web: la sua continua dinamicità, la sua capacità di approfondimento e aggiornamento in tempo reale. Se non avesse queste peculiarità, il web sarebbe un’enciclopedia cartacea, cioè qualcosa di autorevole ma statico e soggetto a rapida obsolescenza.

Da questo punto di vista, un sito (un brand, chiunque online) dovrebbe avere come mission principale quella di essere IL riferimento riguardo una specifica tematica da trattare con passione, tramite qualunque suo presidio online. Senza aver paura di fare rimandi a siti esterni, ma tenendo come principio base quello di linkare e fare rimandi ad altri contenuti di qualità, realmente utili.

Così facendo potrà nel tempo aumentare la sua autorevolezza online e verrà più facilmente linkato a sua volta, taggato sui Social, percepito come esperto…


Capiti questi aspetti quasi filosofici dei contenuti online, poi c’è spazio anche per altre buone pratiche maggiormente strumentali: link building, aggiornamento frequente delle pagine web chiave, studio della concorrenza per individuare argomenti correlati o modalità di presentazione dei contenuti, costruzione di relazioni con influencer e altri siti web, miglioramento della UX e della rapidità di caricamento del sito…

Ma tutte queste azioni diventano uno sforzo privo di risultati duraturi se manca il corretto approccio ai contenuti e agli utenti del web che ti leggeranno.

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Foto di Austin Distel su Unsplash

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