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#1
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| Ciao a tutti, Informazione credo utile a molti, e che farà venire un colpo ad alcuni :In ambito di un progetto in via di sviluppo a cui sto lavorando, stavo valutando di integrare una forma "leggera" di cashback. Il cashback, per chi non sapesse cos'è, è una forma di incentivazione (basata sul pps o ppl), che permette all'utente di ottenere un benefit in denaro, in buoni sconto, in ricariche telefoniche o altro, a seconda dell'actiono che fa. Una cosa tipo: "iscriviti a questo servzio e ti diamo una ricarica di 5 euro per il cell" oppure "compra qui e ti ridiamo il 3% della spesa". E' un sistema sempre più diffuso anche in Italia, molto simile alle raccolte punti dei supermercati. Serve per fidelizzare l'utente, che se prende punti o soldi, torna a comprare sempre su quel sito (garantendo la provvigione con la quale poi gli viene assegnato il cashback). Visto che la cosa è piuttosto fumosa (molti siti che offrono cashback non hanno autorizzazione ministeriale, vabbeh... alcuni nemmeno p.iva) la prima cosa che ho fatto è chiamare il Ministero dello Sviluppo Economico che si occupoa di concorsi, operazioni a premio e cose del genere. Ho esposto il progetto in modo dettagliato (peraltro ad un operatore cortese e disponibile). In realtà, anche se il mio progetto non è un classico cashback, ho esposto la cosa come se fosse un cashback tradizionale, con acquisti online, affiliazioni, assegnazione di punti e/o denaro all'utente, raggiungimento del payout e invio del prodotto/buono spesa/denaro. Cercando anche di capire se varianti sul tema (regalo invece che denaro, raccolta punti invece che €, ecc..) potevano cambiare l'approccio. Dopo 15 minuti di consultazione con un collega competente in materia, l'operatore mi ha risposto. E come c'era da immaginarsi, il cashback ricade sotto "operazione a premio" e pertanto richiede autorizzazione ministerale. Per avere un'autorizzazione ministeriale, più che il costo che non è molto elevato, occorrono alcuni punti saldi che di fatto rendono la cosa complicata. Per prima cosa occorre avere una ditta iscritta alla camera di commercio (e fin qui...), occorrono garanzie economiche (leggi fidejiussioni bancarie) e una serie di moduli molto dettagliati, che nel caso del cashback, almeno come lo si intende nel web, sono piuttosto ardui da compilare. Solo per intenderci, in via ufficiale dovrebbero essere coinvolte le azienda per le quali si promuovono i prodotti. Quindi tutti i merchant che verrebbero utilizzati (tramite affiliazioni suppongo) per tracciare le vendite. Inoltre pare che la durata dell'operazione non possa essere infinita, ma dovrebbe durare al massimo un anno. Cosa che limita ulteriormente l'accumulo da parte dell'utente. Le sanzioni per chi sgarra sono pesanti: si può arrivare a multe fino ad oltre 80.000 euro, alla stregua di un concorso senza autorizzazione ministeriale. E di questi tempi in cui cercano ovunque si possa raccattare denaro, non è certo un rischio da prendersi. Non che il cashback non sia fattibile, ma ci vuole molto lavoro dietro e quasi sicuramente un buon legale che stia dietro a tutti gli aspetti burocratici. Mettici cancellazioni, ritardi o rifiuti dei pagamenti dei merchant, affiliazioni che non tracciano, utenti clicconi con db di migliaia di email fake da iscrivere e il dimezzarsi delle commissioni... non mi è più parso un bell'affare. ;-) Tanto che personalmente ho rinunciato anche alla mia forma "leggera" di cashback e ho sterzato su un'idea che, a conti fatti, potrebbe incentivare e rendere di più. Va anche detto che le stesse piattaforme di affiliazione (forse leggendo i risultati di chi fa cashback in modo serio e legale) lo stanno promuovendo a tutti gli affiliati. Senza però sapere che è regolamentato e che magari stanno cacciando nei guai i loro affiliati, magari quelli pià ingenui. La cosa che però ora mi chiedo è: tutti i siti che in italia offrono cashback, ricariche o altro? Ho dato una leggera guardata... escludendo quelli senza p.iva, anche gli altri... blasonati... sembra non espongano autorizzazione ministerale. Forse non è obbligatoria però mi chiedo allora come si faccia a sapere se un sito di cashback è affidabile o pure no. Se è in regola oppure no. E poco importa se le società che gestiscono i siti sono estere... se in Italia è illegale, o ti adegui o ti dovrebbero oscurare, no? Anche come utente... che garanzie ho se mi iscrivo a xxx che non è a norma di legge e raggiunto il payout mi fanno dei problemi, o chiudono o altro? Insomma... la cosa rimane ancora poco chiara. Personalmente invierò una email dettagliata al ministero per avere una risposta scritta, dalla quale magari avere maggiori dettagli. Non chiedo se qualcuno di voi fa casback perché probabilmente non risponderebbe :-) ma se avete informazioni aggiuntive o rettifiche, potrebbe essere un thread interessante da sviscerare. ciao |
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#2
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| Anche io stavo trasformando un progetto in cashback e mi stavo girando un attimo intorno per capire se serviva qualche cosa in particolare e questo tuo post mi ha tolto qualche dubbio, magari andrò ad informarmi per capire realmente costi e gestione di tutto.
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#3
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| Io mi ero interessato all'aspetto fiscale della cosa, come cioé giustificare i pagamenti agli utenti. Visto che nella maggiorparte dei casi gli utenti non hanno partita iva , l'unica modalità possibile è la ritenuta d'acconto per prestazione di attività occasionale. E' un risultato che si ottiene perché le altre forme non sono applicabili. La cosa è però "al limite" in quanto fiscalmente è un po' tirata per i capelli, perché "prestazione" nel vero senso della parola non c'è, inoltre questo comporta un 20% di ritenuta e la dichiarazione annuale per la denuncia dei redditi, ha senso? Ciao John24 |
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#4
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| Diciamoci la verità, in questo caso i problemi sono 2: 1- Il cashback è un sistema di incentivi borderline, che distribuisce soldi a persone comuni senza avere una vera e propria collocazione fiscale (non esiste proprio!). Attrae proprio perché è il contrario di ogni cosa che sui soldi da fastidio: pagare tasse sui soldi che si ricevono. Probabilmente l'utente medio pensa che se prende i soldi sulla postepay o su paypal allora sono puliti e lindi e può usarli per i suoi acquisti. 2 - Le leggi italiani sono speso contorte e incomplete. Basterebbe fare una cosa apposita per il cashback o incentivi, con una tassazione a monte e sarebbe finita lì. Ma, fino a che non c'è nulla, fare cashback senza autorizzazione resta illegale. Per questo in Italia le cose sono sempre semi-illegali. Perché nonostante siano ottime, pulite, e magari tirino su l'economia e fanno girare soldi, non c'è modo di metterle in pratica in modo legale. |
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#6
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| Ciao ho visto che proprio ieri hanno aperto su Zanox un nuovo programma che fa cashback: Bestshopping. Ho chiesto all'account di Zanox se quel sito ha l'autorizzazione ministeriale per fare cashback e mi hanno risposto che avrebbero verificato. Sono quindi in attesa. Non mi stupisco che le affiliazioni non sappiano queste cose prima di accettare un programma, altrimenti non suggerirebbero nemmeno agli affiliati di creare sistemi di cashaback borderline senza avvertire che ci vuole l'autorizzazione del ministero. Però queste leggerezze a mio avviso sono deleterie. Io sono positivo e presuppongo che tutto sia in regola ma... ammettiamo che tra 6/7 mesi, oscurino quel sito (o semplicemente chiudano il programma di affiliazione per problemi legati alla questione cashback) ci ritroviamo con un ennesimo programma che ferma i pagamenti? Senza contare gli utenti che abbiamo mandato là per "guadagnare" e che probabilmente non riceveranno nulla. Non c'è motivo di pensare che finisca così, ma qualche garanzia in più personalmente la vorrei, soprattutto da Zanox (e ovviamente anche le altre affiliazioni). Che ne pensate? |
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#7
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| Ciao a tutti, sto facendo finire un sito di Cashback e l'altro giorno appena ho letto questo topic mi sono messo a documentarmi online sull'argomento. Non trovando nessuna risposta su internet sono andato nel sito del ministero nella sezione Sviluppo Economico ed ho mandato una mail al personale addetto per le richieste del pubblico. Oggi ho ricevuto risposta, vi inoltro la mia mail e la risposta dell'addetto del ministero: ------------------------------------------------------------------------------------- IO: "Salve, vorrei porVi un quesito riguardante la messa in regola di un mio sito web in via di sviluppo riguardante la tematica di cash-back. In sintesi tale sito web permette agli iscritti di godere del bene acquistato tramite il mio portale, più un ritorno di parte dei soldi spesi al fine di portare a termine l’acquisto. Specifico che il mio portale detiene il ruolo di intermediario tra i merchant e gli acquirenti, io mi limito solamente ad elargire un compenso a questi ultimi. Pertanto non vi sono nè premi nè punti in palio bensì parte della spesa. Ho visto altri siti web con la medesima tematica, quale ***** (http://www.*******.it), i quali tuttavia non hanno permessi specifici del ministero o di altri enti ma dispongono della sola partita IVA e svolgono la loro attività da tempo. Mi domando pertanto se il mio sito web sia a norma di legge e, in caso contrario, Vi chiedo spiegazioni dettagliate al fine di mettermi in regola. Vi ringrazio per la cortese attenzione. ADETTO: "Buongiorno, in merito alla Sua richiesta, La informiamo che l'autorizzazione, obbligatoria ai sensi del Codice delle comunicazioni elettroniche Decreto legislativo n.259 del 1° agosto 2003, riguarda il servizio di fornitura di connettivita' alla rete internet. Altri tipi di offerta, non rientranti nella tipologia descritta dal decreto citato, non sono soggetti ad autorizzazione ministeriale. Cordiali saluti" ---------------------------------------------------------------------------------- SE non ho capito male, l'unica cosa che serve è avere un servizio internet, ma non servono altre autorizzazione per svolgere il cashback. |
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#8
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| mmmhh... a me sembra più che altro che il tipo non ha capito quello che gli hai chiesto. "Codice delle comunicazioni elettroniche" e "fornitura di connettivita' alla rete internet" non riguardano compravendita di beni materiali su web né eventuali regolamentazioni su come assegnare rimborsi o premi in denaro o in altra forma agli utenti. Ti consiglierei di rispondergli chiedendo di esaminare la tua richiesta alla luce della legge su "concorsi a premio" e "operazioni a premio" per escludere anche la necessità di tale autorizzazione. |
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#9
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| Ho risposto alla mail dell'addetto con questo: ---------------------------------------------------------------------- Salve, la scorsa settimana le avevo mandato una mail riguardo delle informazioni sulle autorizzazione ministeriali che deve avere un sito di Cashback. Le chiedo quindi un’ultima cosa, che farà ancora più chiarezza nei miei dubbi attuali. Volevo sapere se il mio sito ha bisogno di un’autorizzazione riguardante la legge su "concorsi a premio" e "operazioni a premio", in questo modo so con certezza se posso escludere la necessità di avere tale autorizzazione oppure no. Ricapitolando, il mio sito web in fase di sviluppo è identico a ****** (http://www.******.it/ ), e lo svolgimento del sito è quello di far risparmiare gli utenti ogniqualvolta acquistano o si registrano ai siti proposti. Una volta che gli utenti raggiungono una somma prefissata di risparmio (esempio 50€), questi ultimi vengono pagati in soldi sul loro conto Paypal o tramite bonifico bancario. Mi chiedevo quindi se, come mi aveva suggerito nella sua risposta precedente, un sito fatto con lo svolgimento sopra prescritto e identico al sito linkato precedentemente, fosse a norma tranquillamente oppure dovesse vere qualche autorizzazione che ricadesse sotto le forse di concorsi o premi. La ringrazio per la sua pazienza. Cordiali saluti. ------------------------------------------------------------------------ Dovremmo toglierci ogni tipo di dubbio in questo modo ![]() |
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#10
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| Ottima discussione. Sono parecchio interessato alla risposta che ti fornirà l'operatore del ministero, ancora non l'hai ricevuta? |
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| Tags: autorizzazione , cashback , guadagno , ministeriale , punti , raccolta |
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