Marketing Turistico: da dove cominciare? 6 domande ad Alex Alessandrini

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Marketing Turistico da dove cominciare 6 domande ad Alex Alessandrini

Il Marketing nel mondo del Turismo è un’arena di confronto particolarmente affollata e ostica: l’avvento di vari portali di promozione turistica e di big del settore come Tripadvisor o Booking (tanto per citare 2 nomi noti) ha reso la strategia di marketing online ancora più intricata. Tra mille strumenti disponibili e concorrenza spietata, servono accorgimenti, budget ottimizzati e… molta formazione.

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alex Alessandrini – esperto di Marketing Turistico – per capire meglio come muoversi in questo settore.

Muoversi con successo nel Marketing Turistico, tra strategia e strumenti online

Alex, per chi non ti conosce… chi sei?

Mi chiamo Alessandrini Alex, sono nato e cresciuto in Romagna dove ho imparato, facendo in primis il cameriere, a comprendere giorno dopo giorno il rinomato concetto di ospitalità romagnola. Ho 32 anni e da ormai 6 anni seguo strutture ricettive nella “mia” Riccione e in tutta Italia, insieme ai miei colleghi di Retorica Comunicazione. Nel giugno 2017 ho pubblicato il mio primo libro “Marketing Turistico: rendi visibile la tua struttura ricettiva online” per Flaccovio Editore, cercando di concretizzare le esperienze maturate nel tentativo di creare negli operatori turistici la consapevolezza di quello che è oggi il marketing turistico.

 

Bene, partiamo con le domande. Premessa: i clienti non arrivano da soli, non basta “esserci”. Ma quando si parla di “strategia integrata di marketing” o di “misurazione dei risultati / ROI”, significa disporre un’infrastruttura (principalmente online) che richiede risorse: economiche e umane. E’ veramente un approccio alla portata di qualunque struttura?

Dal punto di vista delle possibilità è sicuramente qualcosa che tutte le strutture ricettive possono raggiungere e attuare. Le maggiori soddisfazioni nel mio lavoro vengono proprio dalle strutture più piccole e con disponibilità limitate poiché sono quelle nelle quali il consulente riesce ad incidere di più, una volta che riesce a farsi ascoltare e a far comprendere i cambiamenti.

Diverso è il discorso se lo osserviamo da un punto di vista concettuale. Sono ancora tantissime le strutture che non riescono a liberarsi di luoghi comuni o retaggi culturali figli del passato e che, pur avendo recepito la necessità di cambiare approccio, non riescono ad abbandonare il modus operandi che fa parte del passato. In questi casi le risorse diventano un alibi poiché penso che ogni attività possa avere una propria dimensione di marketing commisurata alle sue possibilità e risorse umane.

Per capirci: strategia integrata non significa iniziare ad utilizzare tutti gli strumenti che esistono ma saper riconoscere i propri obiettivi e coordinare tutti gli strumenti per cercare di raggiungerli.

 

Ci racconti un caso vero particolarmente significativo, a sostegno della tua tesi?

Ne potrei citare anche più di uno.

Ho visto 4 stelle investire tantissimo e arrivare a sostenere che il marketing moderno sia tutto una fregatura, mentre ho visto piccoli hotel a gestione famigliare crescere anno dopo anno e aumentare sempre di più gli investimenti in marketing.

Ma voglio citarti un caso particolare perché penso renda bene l’idea: parlo con una struttura che mi spiega di essere in un momento particolare a livello organizzativo, di essere troppo dipendente dalle OTA e di avere una cifra piuttosto risicata da investire in marketing a causa di altri investimenti necessari. Raccolgo la sfida.
Analizziamo bene la situazione, puntiamo tutto su una piccola campagna di protezione del brand con Google Adwords, la percentuale di prenotazioni tramite OTA si abbassa di diversi punti percentuali e l’anno successivo c’è il margine per provare ad aggiungere un altro strumento. Come puoi vedere il budget qui non c’entra poi tanto.

 

Se domani aprissi o rilevassi un’azienda che opera nel mondo turistico, in Italia, da quali azioni partiresti? Quali sono gli step imprescindibili, anche per un progetto con poco budget?

Gran bella domanda. In primis bisognerebbe capire dove si trova questa struttura poiché c’è una bella differenza ma considerando che non ho alcuna intenzione di salutare il mio amato Mar Adriatico facciamo che questa struttura è a Riccione. Quindi tantissima competizione e segmento di mercato storico e definito. Il primo step che farei sarebbe quello di identificare in modo chiaro il mio target, cercando di non banalizzare come vedo spesso fare sotto la grande cupola del “family”.

Ok, probabilmente le famiglie sono il target giusto ma anche dentro questo segmento ci sono tantissime nicchie che proverei ad analizzare alla ricerca di qualche elemento differenziante (o dal maggior valore percepibile). A questo punto avrei in mano gli elementi adatti per costruire un progetto di immagine coordinata che guiderebbe il marketing online e offline nella giusta direzione di chi dovrebbe ricevere il mio messaggio. Saprei chi voglio nel mio hotel, quindi sarebbe “più facile” definire con quale strumento voglio cercare di andarlo a prendere.

 

Vendere con i Social: si può fare qualcosa o è la vera “grande illusione”?

Che si possa fare è innegabile, che sia facile farlo è tutta un’altra storia.

Il grande problema dei social è che, molto spesso, non vengono percepiti come un vero e proprio strumento di marketing (e di lavoro). Per alcuni è solamente un fastidio in più da gestire “perché i miei clienti lo vogliono”, per altri è un quaderno bianco in cui sfogarsi, fare qualche inutile esercizio di stile o sparare nel mucchio qualche offerta nel momento del panico da piano camere vuoto.

Riesce a vendere chi riesce a capire che i social servono in primis per comunicare con le persone e poi, mediante un’opportuna strategia pubblicitaria che punti a contenere le dispersioni di pubblico e le distrazioni tipiche di questi strumenti, a far fare quell’ultimo scattino verso la prenotazione agli utenti.

 

2018: ci sono dei fattori o dei cambiamenti in atto nel settore da tenere sott’occhio?

Cambiamenti epocali direi di no. Il bello (o il brutto, a seconda dei punti di vista) del lavorare nel turismo è che la dinamica del lavoro è molto simile anno dopo anno e quindi i dati storici assumono un’importanza vitale. Il comportamento delle persone non si sposta così rapidamente come cercano di dirci, anzi. Scardinare un’abitudine è piuttosto difficile.

L’unica cosa su cui penso valga la pena di puntare il focus per quest’anno è lo spostamento dal prezzo che stanno facendo le OTA. Dopo anni in cui il miglior prezzo è stata la leva principale a livello strategico e comunicativo, oggi ci si sta spostando su altri fronti come la cancellazione gratuita (anche per effetto della legge sulla parity rate).

Questo costringerà a dover cambiare ancora qualcosa agli albergatori che si erano appena abituati a lavorare con lo stesso prezzo delle OTA e ad assorbire una nuova dinamica che vede il cliente sempre con il coltello dalla parte del manico.

I più veloci ad abituarsi ed adeguarsi potrebbero trasformare questa “minaccia” in opportunità, gli altri saranno costretti ad adeguarsi tra qualche tempo dopo diversi mesi di lamentele.


Grazie mille Alex!

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