Ogni visita alle pagine di un sito web lascia traccia all’interno
del server che lo ospita, nel quale viene aggiornato di continuo
il file di LOG, in formato testuale. Sono archiviati, ad esempio,
l’ora e la pagina d’arrivo, dati sul sistema operativo,
il browser utilizzato e la risoluzione dello schermo impostata
dall’utente.
Come leggere i file di LOG? Senza strumenti specifici la lettura è alquanto difficoltosa,
per non dire impossibile. Anche con il semplice Notepad di Windows
possiamo
aprire i file di LOG in formato TXT, ma per la mole di dati contenuta è evidente
l’esigenza di utilizzare alcuni strumenti che ne facilitino
la lettura aggregando i dati e magari proponendo alcune analisi
in forma grafica.
Possiamo analizzare i file in locale, eseguendone prima il download
dal server al nostro PC, utilizzando uno dei tanti software sviluppati
per questo compito, come WebTrends, Urchin, NetTracker.
In alternativa è possibile affidarsi ad uno dei tanti servizi
online, come l’utilizzatissimo
ShinyStat, il più professionale e costoso WebTrend
Live o i WebTool del sito italiano HTML.it. Questi servizi hanno caratteristiche
simili ai software da installare, ma richiedono l'inserimento nelle nostre pagine web di un codice html, spesso
accompagnato da una piccola immagine, che consenta di tenere
traccia
delle visite al nostro sito.
Se optiamo per il secondo metodo dobbiamo anche
ragionare sull’opportunità di
rendere pubblici i dati del nostro traffico. Possiamo offrire l’accesso
ai dati senza limitazioni oppure permettere
solamente la lettura di alcune aggregazioni. E’ importante
valutare i servizi online ed i software sulla base delle nostre
esigenze. Infatti non si distinguono solo per facilità di
lettura o per i grafici più o meno accattivanti, ma soprattutto
per la profondità di
analisi e la possibilità di personalizzarne alcuni parametri. TRAFFICO
DEL SITO
Hits: la forma più semplice di dato registrato. Conteggia
qualsiasi richiesta al server da parte del browser (pagine, immagini,
file, ecc.). E’ quindi un numero sempre superiore al numero
di visite e di scarsa utilità se non ai fini della valutazione
del carico di lavoro che subisce il server che ospita il sito.
Un utente che si collega alla nostra homepage che contiene, per
ipotesi, 10 immagini genera 10 hits.
Page View: il totale delle pagine visualizzate. Sono contate anche
le pop-up e gli eventuali refresh delle pagine.
Visit/User Session: connessione unica di un visitatore
ad almeno una pagina del sito. Normalmente la durata di una visita è impostata
sul server a 20 minuti, per cui se un utente rimane nel sito per
un tempo superiore verrà considerato un nuovo visitatore.
Unique Visitor: ogni visitatore nel periodo analizzato può effettuare
più visite che a loro volta possono generare molte page
view.
Visite per pagina: possiamo conoscere quindi le pagine più e
meno viste, quelle che, a parità di visibilità e
link, sono di maggior interesse per il pubblico. Il dato può suggerirci
di dare maggiore visibilità ad alcune pagine per noi più importanti,
a scapito di altre.
Percorsi di navigazione: all’interno del sito i visitatori
seguono path diversi che indicano com’è fruito il
sito, evidenziando spesso lo scollamento con il modo in cui immaginiamo
che gli utenti debbano accedere ai nostri contenuti.
Tempo di permanenza nel sito e nelle singole pagine: il tempo di
permanenza complessivo è influenzato dalla tipologia di
sito ed è sicuramente in proporzione alla ricchezza di testo
e all’interattività offerta, mentre il tempo di permanenza
per ogni singola pagina dà il valore della loro corretta
impostazione rispetto allo scopo per cui sono state create. Ci
sono infatti pagine nelle quali vorremmo che il visitatore rimanesse
lo stretto necessario, come le FAQ, la pagina dei contatti, la
mappa del sito, oppure in generale le pagine dedicate al supporto
alla clientela, dalle quali si dovrebbero trarre le informazioni
nel minor tempo possibile.
Numero di pagine viste per visita e visitatore unico:
contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare questo non è sempre
indice dell’interesse del pubblico verso i nostri contenuti.
Un sito ricco di articoli che trattano argomenti distanti gli uni
dagli altri, ad esempio, non dovrebbe generare molte page view
per visita. Lo stesso si può dire di un sito anche molto
specifico, ma online da tempo, con un’utenza affezionata
e una piccola percentuale di nuovi visitatori.
Entry page: pagine di entrata al sito. Non sempre
infatti gli utenti entrano dall’homepage, perché nei
motori di ricerca vengono indicizzate molte pagine interne e nel
corso del
tempo si creano in Rete link alle pagine più disparate.
Vedremo il traffico canalizzarsi naturalmente verso i contenuti,
i prodotti ed i servizi più interessanti. In questo caso
dovremmo cercare di rendere il sito comprensibile e navigabile
da qualunque
pagina.
Exit page: Pagine da cui sono soliti uscire i
visitatori. Ottimo strumento per verificare se alcuni percorsi
che abbiamo preparato
per gli utenti non funzionano a dovere.
Ad esempio se l’homepage ha un’elevata percentuale
di uscita dovremmo domandarci come mai molti visitatori non navigano
il sito più "in profondità".
PROVENIENZA DEI VISITATORI
Siti web di provenienza: i siti da cui provengono
i visitatori (sui quali è presente un link al nostro sito).
Dominio di appartenenza: cioè l’azienda,
il provider generico, l’università o altri che, fornendo
la connessione ad Internet, sono riconoscibili e lasciano indicazioni
sull’identità del
visitatore. Ad esempio se troviamo una visita proveniente da un
server della FIAT, possiamo ragionevolmente ipotizzare che un dipendente
della nota casa automobilistica abbia visitato le nostre pagine.
Le due precedenti sono preziose informazioni di marketing utili
per:
- generare prospect (potenziali clienti)
- saggiare l’interesse della Rete verso il sito e la
generazione spontanea di link alle nostre pagine
- calcolare il valore dei link che siamo riusciti ad ottenere
con partnership, pubblicità o sponsorizzazioni
Provenienza geografica dei visitatori: la connessione che utilizzano
indica il paese di provenienza
Motori di ricerca: è indice della reperibilità delle
nostre pagine nei database dei motori di ricerca e anche della
visibilità dei nostri contenuti, prodotti e servizi.
Dovremmo studiare almeno:
- da quali motori proviene il maggior numero di visitatori
-
qual’è la percentuale di utenti provenienti
da questa fonte rispetto a tutte le altre provenienze,
compresa la diretta
- quali sono le query (i termini digitati nel motore) con
cui arrivano al nostro sito
- quanti arrivano digitando nomi di prodotti o direttamente
il nostro marchio
Non commettiamo l’errore, però, di valutare il traffico
proveniente dai motori in modo “statico”, cioè senza
considerare che il contributo in traffico di ogni parola-chiave
e motore al nostro sito è dato principalmente
dal posizionamento dello stesso negli indici dei motori
di ricerca.
E’ necessario quindi leggere questi dati con accanto l’analisi
del posizionamento, per le keyword con le quali vorremmo
essere rintracciati ed anche per alcune fra quelle che hanno
portato più traffico.
Se ad esempio leggiamo dai nostri file di LOG che la
keyword ”viaggi
economici” porta più traffico di “last
minute” non
possiamo dedurre che la prima sia più importante
della seconda senza considerare il posizionamento di
questi due termini nei diversi
motori. Se la prima è al secondo posto su Google
(motore molto utilizzato) mentre la seconda è al
quinto su AltaVista sicuramente non potranno mai sviluppare
volumi
di traffico paragonabili
con questo posizionamento.
INFORMAZIONI TECNICHE
Browser utilizzati: i log ci mostrano
quali browser vengono utilizzati dai visitatori per
navigare sul nostro sito. Se molti utenti utilizzano
un browser diverso dal classico Internet Explorer
è utile controllare se il sito viene visualizzato correttamente
con tali browser.
Risoluzione dello schermo: il sito si “vede
bene” alle
risoluzioni più utilizzate? Non tutti infatti
impostano nel sistema operativo la nostra stessa risoluzione.
Se non lo abbiamo
fatto in passato è il momento di provare a visualizzare
il sito a diverse dimensioni (800x600, 1024x768, ecc.).
I dati sulle risoluzioni più utilizzate possono suggerirci
una rivisitazione del
layout per venire incontro alla maggioranza dei visitatori
oppure per
garantire a tutti una corretta visualizzazione.
Errore 404: indica i broken link, collegamenti
a pagine non esistenti. Spesso sono causati da errori
di battitura in fase di
editing e da pagine non più esistenti sul
server ma alle quali sono ancora presenti link sparsi
Rete.
Sistemi operativi utilizzati: gli utenti
Apple e linux sono in costante aumento, prestiamo quindi
attenzione
a come visualizzano
il sito e a quanta
parte del suo contenuto devono rinunciare.
Il processo con il quale utilizziamo le informazioni lasciate
dall’utente sul nostro sito può essere suddiviso in
fasi distinte:
- lettura
- aggregazione
- analisi
-
risposta alle conclusioni a cui si è arrivati
Come dire, insomma, che quando l’analisi è fine
a se stessa e ha il solo scopo di contare gli utenti,
sfrutta una
parte molto ridotta dei dati a nostra disposizione
e non entra a far parte di quel processo di miglioramento
continuo che dovrebbe
caratterizzare ogni sito web.
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